Le origini di Bitcoin

Anarchia, crittografia, cypherpunk: storia della prima criptovaluta.

Nel prossimo futuro, possiamo immaginare delle proposte basate su forme di pagamento elettronico come il denaro digitale, emesso da aziende private specializzate, con bilanci solidi e rating pubblico”. Era il 1996 e Alan Greenspan — economista allora a capo della Federal Reserve, la banca centrale statunitense — aveva appena rilanciato l’idea che il denaro, grazie alla recente rivoluzione di internet, potesse venire sottratto al monopolio degli stati ed essere emesso anche da soggetti privati.

La privacy è necessaria affinché una società rimanga aperta anche nell’epoca elettronica. La privacy non è segretezza

Parole che arrivano un paio di decenni prima delle rivelazioni di Snowden sulla sorveglianza di massa informatica e dei timori legati all’uso dei nostri dati personali da parte dei social network, o relativi al tracciamento che subiamo sul web. Tutte questioni già intuite dai cypherpunk, secondo i quali la soluzione non risiede in una fuga dalla tecnologia, ma nella tecnologia stessa. “La privacy in una società aperta richiede la crittografia”, si legge ancora nel manifesto.

Il primo a dare una forma concreta alle cripto-utopie è David Chaum, pioniere del cypherpunk, che darà seguito a quanto teorizzato fin dagli Ottanta con la moneta elettronica eCash

Agli inizi del 1996, Deutsche Bank, Credit Suisse e altre acquistano la licenza necessaria a usare eCash. Non solo: Netscape immagina di incorporare questo sistema nel suo browser, Visa offre un investimento da 40 milioni di dollari e Microsoft punta a integrarlo nel suo Windows 95 per 100 milioni di dollari. Per varie ragioni — tra cui le eccessive pretese di Chaum — nessun affare va in porto, mentre eCash fatica a fare presa sul pubblico: “Più il web cresce, più il livello di sofisticazione degli utenti cala”, spiega Chaum in un’intervista a Forbes. “È difficile spiegare loro l’importanza della privacy”.

I sistemi monetari sfruttano un registro centrale per tenere traccia dei saldi contabili: per i cypherpunk questa è l’essenza del problema del denaro, perché consente ai governi di controllare il flusso monetario

“Per quanto moltiplicare 2.903 per 3.571 usando solo carta e penna possa essere relativamente facile, è molto più complesso procedere a ritroso e capire quali siano i due numeri che hanno dato come risultato 10.366.613”, spiega Popper in Digital Gold. “I problemi informatici da risolvere con hashcash erano però molto più complessi; così complessi che un computer non aveva altra scelta che fare un sacco di tentativi finché non avesse trovato la risposta corretta. Quando la risposta veniva individuata, si ottenevano degli hashcash”.

Oltre a garantire la privacy, B-money funzionava in maniera decentralizzata e non poteva essere controllato da nessuna entità. Ma il suo creatore Dai Wei non aveva risolto la questione relativa alla doppia spesa

Per questo, Dai Wei propose anche una seconda versione, in cui i partecipanti al network sono distinti tra utenti regolari e “server”. Solo i secondi conservano una copia dei registri. Per verificare che le transazioni fossero corrette, gli utenti regolari avrebbero potuto eseguire una verifica con una parte scelta casualmente dei server. In caso di conflitto, era possibile rifiutare la transazione.

La blockchain immaginata da Satoshi Nakamoto può essere definita come un registro aperto e distribuito; una “catena di blocchi” a cui chiunque può partecipare

Per aggiungere i blocchi, però, è prima necessario che si tenga una sorta di gara computazionale tra tutti i computer che partecipano al network. Il computer che vince la gara è responsabile della conferma delle transazioni presenti nel blocco (che vengono così validate). Soprattutto, chi vince riceve in cambio dei nuovi Bitcoin (inizialmente 50, ma il premio viene dimezzato ogni 210mila blocchi; oggi è di 12,5); fornendo così un incentivo economico affinché questo sistema volontario possa funzionare (sfruttando quindi la proof-of-work prevista già per Hashcash). E il problema della doppia spesa? Viene risolto in maniera decentralizzata: se qualcuno provasse a spendere due volte la stessa moneta, il meccanismo di validazione alla base della blockchain rifiuterebbe il secondo tentativo, accorgendosi che quella stessa moneta è già stata utilizzata (qui trovate una spiegazione più approfondita).

Ogni volta che un gruppo di transazioni è approvato, viene collegato al blocco precedente attraverso un hash, un’impronta unica e immutabile che fornisce la garanzia che nessuno potrà manomettere i dati registrati

L’interesse mostrato da Finney è sufficiente perché Satoshi Nakamoto gli invii un beta del software a cui sta lavorando. I due iniziano a collaborare e a scovare gli inevitabili bug del programma. Nel gennaio 2009, Satoshi invia alla lista il codice completo del suo software, con alcune novità rispetto alla versione iniziale. Per esempio, viene deciso che le nuove monete create potranno essere assegnate solo ogni dieci minuti (all’incirca), con la corsa computazionale destinata a diventare sempre più complessa se i computer dovessero riuscire a generarne più rapidamente (ragion per cui, oggi, invece dei normali computer è necessario utilizzare strumenti appositi). Inoltre, viene deciso che i bitcoin saranno emessi solo finché raggiungeranno la cifra complessiva di 21 milioni di monete circolanti, dopodiché la loro emissione sarà interrotta.

Volevo solo fare il giornalista (La Stampa / Wired / Il Tascabile / Esquire Italia/ varie ed eventuali)

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