Come l’estrema destra ha conquistato Google

Mentre tutta l’attenzione è rivolta alle fake news su Facebook, neofascisti e cospirazionisti stanno imparando a sfruttare al meglio i motori di ricerca.

di Andrea Daniele Signorelli, pubblicato in origine su Motherboard Italia

GOOGLE E LA SEMANTICA

È proprio nel cono d’ombra garantito dalla scarsa attenzione rivolta al motore di ricerca più importante del mondo che i siti di estrema destra hanno imparato a sfruttarne alcune peculiari caratteristiche per diffondere il loro messaggio, attraverso tecniche che dimostrano come il mondo della destra radicale sappia utilizzare in maniera più o meno volontaria il didascalismo a cui l’autoreferenzialità dei motori di ricerca — “Google è qui per rispondere alle *TUE* domande” — ci ha abituato.

Screenshot dell’autore, effettuato il 25 settembre 2016.

L’ORACOLO GOOGLE

Ma c’è di più: i siti di estrema destra non si avvantaggiano di queste distorsioni per caso; al contrario, sempre più di frequente sfruttano a loro vantaggio questi meccanismi per conquistare i risultati di ricerca di Google e diffondere la loro “ideologia dell’odio”. Odio, ovviamente, nei confronti delle principali vittime dell’estrema destra: ebrei, gay, musulmani.

LA FINE DELL’IMMOBILISMO

Tutto ciò significa che i risultati di Google hanno il potere di influenzare le nostre menti e andrebbero selezionati e censurati? Ovviamente no, ma è necessario che ci sia consapevolezza delle conseguenze che ci possono essere nell’utilizzare il motore di ricerca in forma oracolare: “È l’equivalente di andare in una libreria, chiedere dei libri sull’ebraismo e ricevere una decina di volumi pieni di odio antisemita,” ha spiegato sempre al The Guardian Danny Sullivan, fondatore di SearchEngineLand e considerato uno dei maggiori esperti del settore.

Volevo solo fare il giornalista (La Stampa / Wired / Il Tascabile / Esquire Italia/ varie ed eventuali)

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